la petizione dell'Avv. Gianfranco Dosi
ROMA, 28 GIUGNO 2017

Sig. Primo Presidente della Corte di Cassazione
Dott. Giovanni Canzio
 
Sig. Presidente
La prima sezione della Corte di Cassazione, con due recenti sentenze (Cass. civ. Sez. I, 10 maggio 2017, n. 11504 e Cass. civ. Sez.I, 22 giugno 2017, n. 15481), ha ribaltato l’orientamento costantemente seguito dalla giurisprudenza da quasi trent’anni (a seguito di Cass. civ. Sez. Unite, 29 novembre 1990, n. 11490 e Cass. civ. Sez. Unite, 29 novembre 1990, n. 11492) - con l’avallo di Corte Cost. 11 febbraio 2015 n. 11 - secondo cui il diritto all’assegno divorzile trova fondamento e giustificazione nella circostanza che l’ex coniuge richiedente non ha “mezzi adeguati” (art. 5, comma 6, della legge sul divorzio) a mantenere tendenzialmente il tenore di vita goduto nel corso della convivenza matrimoniale.

La figura del coordinatore genitoriale a mio parere crea a favore di noi avvocati una posizione di vantaggio professionale mai avuta prima, infatti la nostra figura passa dall’essere il braccio armato del cliente in tribunale all’essere il consigliere giuridico e operativo nelle indicazioni e prescrizioni date dal coordinatore genitoriale per dare seguito operativo ai provvedimenti del Giudice.

L’enorme vantaggio è dato dal fatto che: non essendo più in una sede contenziosa ma bensì in una sede “coordinativa” dove cioè si cerca di dare ordine alle indicazioni del Giudice, la figura dell’avvocato emerge come punto di riferimento alle famose domande:” avvocato ma è giusto così?”, “lo può fare?”, “ce l’ha questo diritto?”.

Il cliente quindi ci deve vivere come la sponda giuridica a cui appoggiare e risolvere i propri dubbi sul diritto dell’altro, questo perché troppo spesso le parti sono più impegnate a pretendere diritti che a riconoscere quelli altrui.

In questa lotta ci si dimentica completamente del benessere dei minori che diventano quasi un accessorio per la propria lotta personale, questa nostra funzione di supporto e consigliere operativo finalmente ci qualifica come professionisti del diritto e non solo soldati di ventura per sconfiggere i diritti della parte avversa.

Può venire fuori la nostra formazione giuridica di tutela del minore nello svolgimento e applicazione delle indicazioni del coordinatore genitoriale, tutto questo però non in una sede contenziosa ma di coordinamento operativo, di regole quotidiane da seguire perché sono la normalità di vita e giuridica, concetto molto ostico alla maggior parte dei nostri clienti che vedono solo avversari e nemici e non “l’altro genitore”.

Utilizzando ogni elemento per difendere “diritti” che magari tali non sono, qui arriva il nostro intervento proprio nel chiarire gli aspetti di base che generano tutte queste avversità e conflittualità tra le parti.

La sinergia quindi tra coordinatore genitoriale ed avvocati diventa fondamentale per condurre per mano i clienti sul difficile percorso di spostamento dell’attenzione dai propri vissuti e rancori personali al vero interesse dei figli, così costruendo una nuova relazione interpersonale che abbia come centro gravitazionale la vita dei figli e la loro crescita e non il conflitto coniugale, spostando completamente la visuale dal contenzioso al conciliativo, aiutato dalla coordinazione e fiducioso della presenza del legale che dirà “si è giusto.

Paradossalmente la fiducia data al soldato di ventura viene migrata sul consigliere giuridico, proprio perché nell’immaginario “ha combattuto bene” mi posso fidare anche nella fase di pacificazione.

L’elemento ulteriore da analizzare è dato dal fatto che il coordinatore è scelto dalle parti e riceve la benedizione del Giudice, per cui le parti si sentono responsabili della scelta fatta e non possono rinnegarla perché rinnegherebbero se stessi, se poi il giudice nel suo provvedimento ha disegnato bene compiti e funzioni operative del coordinatore genitoriale abbiamo tutti gli elementi della ricetta perfetta.

Gli elementi utili del provvedimento sono dati dalla qualificazione e dal riconoscimento al coordinatore genitoriale di ausiliario del giudice come un CTU – per citare una figura nota – così che la parte lo veda legittimato dall’autorità.

La precisazione nel provvedimento che le prescrizioni del coordinatore genitoriale sono un prosieguo operativo del provvedimento del Giudice e non una iniziativa autonoma del coordinatore genitoriale per far comprendere che lo stesso agisce sotto l’egida del Giudice.

Questo aspetto rimane di particolare importanza specie nelle coppie dove è molto alta la diffidenza reciproca e l’autorità in generale, aspetti che sono il più delle volte strumentali per non avere regole, guide o comunque figure di controllo e supervisione.

In questo intrigo di sensazioni diventa compito dell’avvocato cercare di dissipare tutto questo e veicolare la figura del coordinatore genitoriale come figura di riferimento normativo, non come un ulteriore intruso, anche perché dal momento che la figura viene pagata dalle parti è bene capiscano che conviene utilizzarla direi “sfruttarla” per raggiungere nei tempi brevi i migliori risultati possibili, e questo lo può fare solo l’avvocato nella sua posizione di partigiano.

Tribunale di Torino, 25 ottobre 2016
Amministrazione di sostegno - ove il decreto di nomina preveda il potere esclusivo di rappresentanza processuale da parte dell'amministratore l'apertura della misura di protezione ha effetto interruttivo del processo pendente.
Caratteristica dell'istituto è stata rinvenuta nell'essere presidio mobile nel tempo e nella struttura, ablativo della capacità nei soli limiti specificamente e di volta in volta indicati dal giudice tutelare.
Non essendo stata regolata la posizione processuale del beneficiario, occorre di volta in volta verificare se, per l'oggettiva estensione dei poteri affidati all'amministratore, sia necessario interrompere il processo.

Tribunale di Milano, ordinanza 22 maggio 2017

Il riconoscimento dell'assegno di divorzio non può tradursi in una impropria rendita di posizione; non può essere riconosciuto sul solo presupposto di un divario reddituale tra le parti, ma solo ove emerga un'inadeguatezza dei mezzi od una impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.

Il pregresso tenore di vita non è più criterio utile ai fini del riconoscimento, sostituito da quello della indipendenza economica, da intendersi come capacità di provvedere al proprio sostentamento, come capacità di avere risorse sufficienti per le spese essenziali (vitto, alloggio, esercizio dei diritti fondamentali).

Un parametro di riferimento può essere costituito dal limiti di reddito per l'ammissione al patrocinio a spese dello stato.

Un altro parametro può essere costituito dal reddito medio della zona di residenza.

Corte di Cassazione, sez. I, sentenza 10 maggio 2017 n. 11504



Corte di Cassazione, sentenza 10 maggio 2017 n. 11504.
Storico revirement della Corte di Cassazione in tema di obblighi di mantenimento in sede di divorzio.
Il matrimonio va inteso come luogo degli affetti.
Dal momento che questi possono venir meno, anche il rapporto matrimoniale deve considerarsi dissolubile. 
Il comune sentire sociale, così come il quadro di riferimento giuridico sovranazionale, portano a ritenere superata la concezione patrimonialistica del matrimonio, inteso come sistemazione definitiva.
Gli ex coniugi vanno considerati come persone singole, hanno il diritto, ma anche il dovere di rifarsi una vita e laddove dispongono di redditi, cespiti, capacità di lavoro e di un'abitazione, non possono vivere di rendita a carico dell'ex coniuge, profittando del suo più elevato tenore di vita.
Solo ove vi siano i presupposti della solidarietà post-coniugale, vale a dire una situazione di oggettiva impossibilità per la persona di procurarsi mezzi adeguati, potrà farsi luogo ad un riconoscimento economico.
Con il divorzio il rapporto matrimoniale si estingue definitivamente sul piano sia dello status personale dei coniugi, da considerarsi "persone singole", sia dei loro rapporti economico-patrimoniali, in specie quanto al reciproco dovere di assistenza morale e materiale.
La norma, l'art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, prevede due fasi ben distinte del giudizio.
La prima, la fase di accertamento della sussistenza del requisito per il riconoscimento dell'assegno, riguarda esclusivamente le condizioni dell'ex coniuge richiedente: quest'ultimo deve anzitutto dimostrare l'assenza di «mezzi adeguati»; deve inoltre dimostrare di non poterseli procurare per ragioni oggettive, in ciò rientrando il concetto di solidarietà post-coniugale.
L'elemento costituito dal tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente e ragionevolmente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio stesso, era stato in passato utilizzato come parametro per valutare l'adeguatezza dei mezzi del richiedente.
Tale orientamento per la Cassazione deve essere oggi superato, data l'evoluzione sociale e tenuto conto del quadro normativo sovranazionale.
Il tenore di vita non costituisce più uno degli elementi da valutare nell'accertamento dell'an debeatur dell'assegno.
L'interesse tutelato con l'attribuzione dell'assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, bensì il raggiungimento dell'indipendenza economica, in tal senso dovendo intendersi la funzione esclusivamente assistenziale dell'assegno divorzile.
Il principio al quale deve ritenersi ispirata la normativa sul contributo economico è quello della autoresponsabilità economica, da intendersi conformato alle condizioni della persona singola.
La condizione di mancanza di indipendenza o autosufficienza economica è onere probatorio che grava sul richiedente l'assegno e va valutata sulla base degli indici principali: possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari; capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all'età, al sesso al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione.
Solo ove abbia avuto esito positivo siffatta preliminare valutazione si passerà alla seconda fase, quella della quantificazione dell'assegno, informata al principio della solidarietà economica, all'interno della quale verranno in rilievo tutti gli elementi indicati dalla norma: condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, reddito di entrambi.




Straordinario il decreto del Presidente del Tribunale di Salerno del 18 aprile: nell'ottica di un effettivo diritto del minore all'accesso ad entrambi i genitori, promuove compiti di cura differenziati, a favore di una maggiore assunzione di responsabilità del genitore meno temporalmente presente; supera il concetto del genitore collocatario, riconosce il mantenimento diretto come forma privilegiata e responsabilizzante del dovere di cura.
Questo e molto altro nel provvedimento pubblicato, modello di buon governo della crisi della famiglia.

nota su Corte d'Appello di Genova decreto 4 aprile 2017 decreto Corte d'Appello di Genova, 4 aprile 2017



Nel caso in esame la resistente aveva sollevata davanti alla Corte d’Appello di Genova
eccezione in ordine all’inammissibilità del reclamo ex art. 708 c.p.c. in quanto depositato in
formato cartaceo e non telematico e dunque in supposta violazione dell’art. 16-bis d.l.
179/2012.
Recita invero l’art. 16 bis del Dl 179/12, convertito in l 221/12 : “a decorrere dal 30 giugno
2014, nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al Tribunale, il deposito degli
atti processuali o dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo
esclusivamente con modalità telematiche”.
Tale norma prevede dunque come obbligatorio il deposito in via telematica per tutti gli atti
endoprocessuali, essendone dispensati solo i cosiddetti atti introduttivi.

Giudice Tutelare di Vercelli, decreto 28 dicembre 2016



Un vero vademecum modello di designazione di amministrazione di sostegno il decreto del Giudice Tutelare del Tribunale di Vercelli, Dott. Carlo Bianconi, che pubblichiamo.

Pubblichiamo i materiali della relazione del Prof. Giovanni Battista Camerini al convegno "La condivisione delle genitorialità", tenutosi presso l'Aula Magna dell'Università di Genova, Albergo dei Poveri, Genova, 24 marzo 2017.




I ricorrenti avevano chiesto la trascrizione del provvedimento giudiziario straniero che disponeva la correzione dell'atto di nascita dando conto della loro qualità di padri del minore concepito attraverso la maternità surrogata.
L'ufficiale dello stato civile opponeva la contrarietà dell'atto all'ordine pubblico italiano.
Essi chiedevano pertanto il riconoscimento giudiziale del provvedimento straniero che assegnava loro lo status di genitori seppure dello stesso sesso, sostenendo che non confligge con l'ordine pubblico interno né con quello internazionale.
La Corte circoscrive anzitutto la questione oggetto del giudizio alla possibilità di riconoscere efficacia nell'ordinamento al provvedimento straniero che attribuisce ad entrambi i ricorrenti lo status di padre del minore e la sua compatibilità con l'ordine pubblico.
Richiamando i principi espressi nella sentenza n. 19599/2016 della Cassazione, la Corte trentina ribadisce che nella valutazione circa la compatibilità dell'atto straniero con l'ordine pubblico il giudice deve verificare non già se l'atto straniero applichi una disciplina difforme rispetto alle norme interne, bensì se contrasti con l'esigenza di tutela dei diritti fondamentali dell'uomo, desumibili dalla carta costituzionale e dai trattati internazionali.
A venire in discussione è primariamente la tutela dell'interesse superiore del minore, che nel caso in esame si sostanzia nel diritto del minore a conservare lo status di figlio riconosciutogli in un atto validamente formato in altro stato.
"Il diritto alla continuità di tale status è conseguenza diretta del favor filiationis scolpito negli artt. 13 comma 3 e 33 comi 1 e 2 della legge n. 218 ed è implicitamente riconosciuto nell'art. 8 par. 1 della Convenzione di New York sul diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari, così come riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali".
Il mancato riconoscimento dello status filiationis comporterebbe un pregiudizio per i minori, inibendo ad uno dei genitori di esercitare la responsabilità genitoriale sugli stessi.
La constatazione che in base alla vigente disciplina la surrogazione di maternità non è consentita, diversamente da altri stati, non è sufficiente a negare effetti nel nostro ordinamento al provvedimento straniero che ha fato corretta applicazione della legge ivi vigente.
La disciplina positiva della procreazione medicalmente assistita non costituisce espressione di principi fondamentali obbligati, bensì l'attuale compromesso raggiunto a livello legislativo nella tutela dei differenti interessi di rango costituzionale che vengono in rilievo.
Non esiste nel nostro ordinamento un modello unico di genitorialità fondato sul solo legame biologico fra genitore e figlio.