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Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia

  • Focus sul futuro. Maria Claudia Perego

    Come gli avvocati a cui si rivolgono le parti di una controversia successoria possono dare il giusto rilievo al lato emotivo-relazionale della vicenda? Come si può fare in modo che questo aspetto abbia un ruolo di pari dignità a quello della disciplina codicistica?

    Proviamo a vedere insieme quali sono le opzioni previste dal legislatore italiano e se alcune di esse rispondono a questa esigenza.

    I Tribunali, lo sappiamo bene, sono i luoghi del diritto, dello ius dicere, dove un terzo estraneo alla vicenda, il giudice, decide e la realtà quotidiana delle parti deve adattarsi a quella decisione, la sentenza; è chiaro come in un giudizio non vi è spazio per aspetti emotivo-relazionali.

    Da alcuni anni sono stati inseriti nell’ordinamento italiano alcuni nuovi strumenti con l’intento preciso di alleggerire il carico dei Tribunali: la Mediazione e Negoziazione Assistita. Queste procedure possono essere definite di tipo inclusivo, cioè permettono di estendere il loro oggetto e integrare anche a elementi ulteriori rispetto al diritto; in questi ambiti non esiste un terzo che decide ma le parti cercano una soluzione condivisa, assistite dai propri legali.

    Mediazione e Negoziazione Assistita, per le loro peculiari caratteristiche, sembrano poter essere l’alternativa più appropriata a una controversia in materia successoria, ma facciamo un passo ulteriore.

    Quando un cliente si rivolge a un avvocato per una controversia in questo campo il suo carico emotivo è molto forte e le dinamiche conflittuali in atto possono essere di vario genere; c’è però un filo conduttore che lega tra loro molti di questi casi, o per lo meno così è nella mia esperienza, e ritengo che sia una caratteristica quasi unica di questa materia così sfaccettata.

    Le persone quando si rivolgono al professionista parlano della controversia, ma hanno anche tanta voglia di raccontare episodi del loro passato, della loro vita con il defunto e delle loro relazioni con gli altri attori del conflitto, scegliendo in modo istintivo solo quei ricordi che creano una base sempre più solida alle loro convinzioni.

    Tutto questo fa sì che le parti in conflitto si sentano sempre più rafforzate nelle loro posizioni e tutto quello che fanno è volto a radicarsi in esse, mantenendo lo sguardo sul passato.

    Quando una persona chiede aiuto e una soluzione ad un legale si pone quindi una inevitabile domanda: la soluzione alla richiesta della persona dove si trova: nel passato, nel presente o nel futuro?

    Se pensiamo a una linea temporale, le origini della controversia si pongono nel passato, la controversia si pone tra il passato, il presente e un tratto del futuro, mentre la soluzione si trova nel futuro.

     

     

    Come è possibile trovare una o la soluzione se si continua a guardare al passato?

    E’ necessario che i confliggenti, cioè le parti del conflitto, spostino la propria attenzione da ciò che è accaduto nel passato e si proiettino verso un futuro dove si trovano le possibili soluzioni.

    L’orientamento delle parti verso il futuro è fondamentale per poter trovare soluzioni efficaci e alternative al giudizio.

    Questo spostamento dell’attenzione della parte può avvenire con l’aiuto di un avvocato che, conoscendo le tecniche di negoziazione, sappia dare la giusta importanza a questo aspetto.

    Ma fare questo lavoro è facile per gli avvocati? Perché spesso si trova nell’opzione Tribunale la soluzione migliore? Per quale motivo prevale, anche tra i professionisti, la tendenza a prestare maggiore attenzione alla ricostruzione degli eventi accaduti che alle possibili soluzioni alternative al giudizio?

    Se prendiamo in considerazione la comunità legale all’interno della quale gli avvocati crescono come professionisti, i valori e i principi che sono il cardine dell’appartenenza all’Ordine, le abitudini degli avvocati come gruppo di persone parte di un sistema, troviamo la risposta a queste domande e comprendiamo come solo lavorando con le procedure di Mediazione e Negoziazione Assistita possiamo arrivare alla soluzione.

    L’intero sistema giudiziario, di cui la comunità legale è uno dei principali attori, è di per sé focalizzato in via esclusiva sul passato.

    Provate a pensare a come la forma mentis degli avvocati sia proiettata verso il passato, dalla ricostruzione dei fatti da spiegare al giudice, cioè di ciò che è accaduto in passato, ai precedenti giudiziari che in qualche modo vincolano e indicano la rotta dell’interpretazione del diritto. Tutto fa guardare nello specchietto retrovisore. Gli atti scritti dagli avvocati non fanno che ricostruire il passato attraverso prove e testimonianze.

     

    Cerchiamo ora di comprendere come sia possibile per gli avvocati e i loro clienti fare questo passaggio.

    Spostare il focus delle persone coinvolte in un conflitto verso il futuro abbiamo detto che non è un lavoro semplice, e in ambito successorio ancor di più; ma dove risiede il blocco principale che impedisce questo cambio di prospettiva? A mio avviso questo blocco risiede nella difficoltà di trovare un vero interesse comune tra le arti che vada oltre la controversia in atto e questo avviene per alcuni principali motivi.

    Spesso il de cuius è il centro di comune affetto/interesse di chi rimane, questo significata sforzi e impegno da parte di tutti per mantenere eventuali rancori sopiti e nascosti per evitare sofferenze a una persona cara. La morte di questa persona fa venir meno l’interesse comune e così ciò che era sommerso emerge con prepotenza e il conflitto si palesa poiché non ha più ragione di essere dissimulato.

    Oppure le parti possono essersi create delle aspettative, che vengono deluse da disposizioni successorie differenti; la frustrazione che ne scaturisce può essere dirompente.

    Un altro aspetto riguarda la relazione tra le persone e discende direttamente dal primo aspetto. Abbiamo detto che con la morte del de cuius spesso l’interesse comune tra i suoi familiari e amici, il collante di tutte le relazioni viene meno, ciò significa che di frequente, anche se in modo non del tutto cosciente, una delle parti sa che una volta conclusa la successione verrà meno ogni tipo di rapporto con le altre parti.

    Ecco che allora una lunga e complessa controversia in materia successoria diviene uno strumento utile per mantenere una relazione tra persone che altrimenti diverrebbero estranee.

    E’ rilevante prendere atto che a volte è preferibile una relazione disfunzionale e quindi altamente conflittuale a una non relazione; poiché il vuoto relazionale fa più paura di uno scontro in Tribunale.

    Rimanere in questa situazione non fa altro che vincolare le parti alla dinamica conflittuale, ad una visione parziale di ciò che sta accadendo e al gioco della ragione e del torto.

    Presa consapevolezza di tutti questi elementi e del fatto che la realtà, come ognuno di noi la vive, è soggettiva diviene necessario abbandonare questa danza e guardare oltre, verso il futuro creando – cercando soluzioni proiettate verso di esso.

    “Cosa possiamo fare da questo momento in poi” è una frase che può sembrare banale in apparenza ma in realtà racchiude una formula magica che ci aiuta a trovare un nuovo approccio a questa materia così intricata.

    Questa fase permette di comprendere come per le parti in conflitto è importante porre fine alla controversia, in modo veloce, prendendo parte alle decisioni, e quindi fuori dalle aule di un Tribunale, è giunto il momento di mettersi a lavorare sulle soluzioni.

    Lasciare il passato alle spalle è un passo fondamentale, la forma del futuro è nelle mani delle parti in conflitto. Il passato è passato e non può essere cambiato, ma il futuro non è ancora arrivato. Le persone in conflitto hanno ancora l’opportunità e la responsabilità di plasmarlo.

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