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Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia

  • L'avvocato, il conflitto e le emozioni

    In questo periodo si continua a parlare di prevenzione del conflitto; per lavorare in prevenzione è necessario comprendere quali siano i molteplici elementi che costituiscono le radici delle dinamiche conflittuali; quindi oggi vi parlerò di emozioni.

    Veniamo da una cultura di profonda scissione tra mondo emotivo e ragione; spesso si sente qualcuno dire “tu pensi proprio come un avvocato” e lo si dice con riferimento a un modo di pensare molto analitico, logico e preciso, ben poco emotivo ed empatico.

    Nell’immaginario collettivo, infatti, l’avvocato è spesso considerato uno squalo e gli squali non sono in grado di provare emozioni poiché non sono dotati di un sistema limbico.

    I clienti, in genere, si aspettano dai professionisti forensi la conoscenza della legge e delle tecniche procedurali, non certo un'attenzione al loro essere umani; perché allora un avvocato dovrebbe essere interessato alle emozioni e all’empatia? Perché è necessario per aiutare le persone a trovare soluzioni che migliorino davvero la loro qualità di vita.

    Il nostro atteggiamento culturale verso il mondo emotivo sta cambiando, abbiamo finalmente compreso come le emozioni siano uno strumento vitale che ci permette e ci aiuta ad orientarci nel mondo, sono la nostra bussola e ci guidano nei processi decisionali; ecco perché dobbiamo imparare a riconoscerle e a gestirle. Aprirsi alla conoscenza di questo mondo significa fornire al cliente un servizio più completo e coerente con la nostra comune natura di essere umano.

    Con il termine quoziente emotivo o intelligenza emotiva si indica la capacità del professionista di navigare in questo nuovo mondo e solo sapendo cosa sono le emozioni e come, a grandi linee, funzionano possiamo comprendere come gestirle.

    Prima di tuffarsi in questo mare è importante fare una distinzione tra emozioni e sentimenti: le emozioni sono caratterizzate infatti da un momento di crescita sino al raggiungimento del picco, a cui segue poi una fase di latenza che può variare di intensità e di durata per poi lentamente decrescere, mentre i sentimenti sono stati stabili del nostro sentire (E.F. Poli).

    Molti studiosi hanno approfondito il tema delle emozioni, e questo breve contributo non ha lo spazio per citarli tutti, quindi ho scelto di parlare in sintesi del lavoro di Paul Ekman, uno psicologo che ha dedicato tutta la sua vita allo studio delle emozioni, ed in particolare alla ricerca di quelle che vengono definite le emozioni fondamentali, cioè quelle emozioni che hanno pattern espressivi universali, o meglio che vengo espresse nello stesso modo da tutte le popolazioni del mondo.

    Gli studi di Ekman lo hanno condotto a identificare 7 emozioni fondamentali: rabbia, tristezza, gioia, paura, disprezzo, disgusto e sorpresa; molti studiosi non condividono i risultati della sua ricerca, ma l’obiezione principale a questa teoria e ad altre a essa affini consiste nella valutazione che se anche fosse vero che queste emozioni vengono manifestate da tutti gli esseri umani con i medesimi segnali fisici, non è altrettanto certo che siano sentite e percepite allo stesso modo da persone che vivono e crescono in culture e luoghi differenti.

    La voce di Paul Ekman è certo una delle più autorevoli in questa materia, ma è importante dire che l’identificazione delle emozioni fondamentali è oggetto di continuo e vivace dibattito in ambito scientifico; Tiffany Watt Smith, nel suo libro Atlante delle emozioni umane, ha identificato ben 156 tipi di emozioni diverse. I professionisti del conflitto si addentrano così in un ginepraio sempre più fitto.

    Abbiamo visto quali possono essere classificate come le emozioni primarie, ora vorrei guidarvi in un brevissimo viaggio attraverso i processi decisionali così da rendervi consapevoli di come noi possiamo anche illuderci di riuscire a fare le nostre scelte con razionalità, ma in realtà le emozioni hanno sempre e comunque un ruolo di rilievo, soprattutto quando si parla di situazioni conflittuali.

    Le neuroscienze ci hanno spiegato come le emozioni siano dei veri e propri eventi fisici che sorgono come reazione a stimoli esterni o interni, come per esempio i ricordi; hanno pertanto un loro percorso ben preciso e prendere una decisione in pieno picco emozionale significa prendere una decisione in un momento poco opportuno; una volta presa coscienza di come le emozioni funzionano è importante ricordarsi di aspettare che il picco emotivo si dissolva prima di poter prendere una decisione con la giusta lucidità.

    Dovremmo ricordarci uno schema simile a questo:

    Picco emotivo – visione della realtà turbata e restrizione del campo di azione e delle opzioni.

    Mente rilassata – visione della realtà più ampia e maggiore creatività nella ricerca delle possibili opzioni.

    La conformazione fisiologica del nostro cervello è determinante nell’attivazione di questi meccanismi, quindi provo a riassumere, in modo molto sommario e poco scientifico, anni di studi e conoscenze.

    Il nostro cervello è composto da tre “cervelli”, così ci spiegano le neuroscienze; questi tre cervelli hanno funzioni differenti poiché derivano da tre differenti stadi dell’evoluzione umana e la tripartizione comporta una sofisticata rete di connessione e comunicazione che a volte subisce degli intoppi, o incontra difficoltà.

    Vediamo insieme quali sono queste parti e come funzionano, questo è utile per capire le basi dei nostri processi decisionali:

    il cervello rettiliano è la parte più antica e gestisce i centri vitali e le funzioni automatiche come il respiro o il battito cardiaco, non ha competenza emotiva.

    Il sistema limbico è il nostro cervello emotivo, quello in cui risiedono e si sviluppano i sistemi di attaccamento, e che manca agli squali.

    La neocorteccia è la parte dedicata al pensiero, alla parola, ci dà la capacità di astrarre e di immaginare e pianificare attività future.

    Se una persona è evidentemente arrabbiata, furiosa, il sistema attivato sarà quello limbico, quindi dovremo accogliere e lasciar fluire la sua rabbia e aspettare che si formi lo spazio per il funzionamento del sistema razionale (neocorteccia).

    E’ facile comprendere come più si è vicini al picco emotivo, più è difficile pensare in modo razionale e lavorare con quella parte del cervello, la neocorteccia, che ci permette di produrre pensieri creativi.

    Una mente rilassata è una mente creativa dice Yogi Bahjan.

    Alcuni picchi emotivi possono mettere a disagio un professionista non in grado di gestirli, ma è fondamentale che le istanze emotive non vengano represse, ma gestite. Il rischio di reprimere un’istanza emotiva è, da una parte, che si ripresenti con maggiore intensità e dall’altra di perdere qualche elemento necessario per avere una visione completa della situazione conflittuale.

    Le emozioni infatti possono essere viste anche come indicatori di qualche cosa di nascosto. Proviamo a pensare a una persona che si rivolge a noi piena di rabbia; impedire lo sfogo della rabbia reprimendola significa che noi sapremo semplicemente che quella persona è arrabbiata; mentre se gestiamo e accogliamo l’emozione potremmo vedere come paura dell’abbandono, frustrazione, senso di ingiustizia, paura della solitudine possono essere alla radice di quella rabbia, e se noi le prendiamo in considerazione ecco che possiamo arrivare a una migliore comprensione di ciò che sta succedendo.

    Lo studio delle interazioni emotive tra tutte le parti di un conflitto è affascinante per chi si muove in situazioni conflittuali, come avvocati sarebbe importante sviluppare un QE che renda in grado il professionista di gestire le proprie emozioni, aiutare il proprio cliente, comprendere le emozioni dell’altra parte e del suo avvocato.

    L’emotività, come elemento inscindibile da quello che noi chiamiamo razionalità, ci mostra come sia fondamentale imparare a riconoscere ciò che noi sentiamo e ciò che sentono le persone che sono in interazione con noi (empatia). Una volta fatto questo è possibile integrare pensieri ed emozioni per poter stabilire una relazione efficace con le persone con cui ci relazioniamo.

    Senza altre parole mi sembra di avere chiarito l’innegabile importanza del mondo emotivo nelle dinamiche conflittuali all’interno delle quali avvocati, mediatori psicologi e altri professionisti, mettono le mani ogni giorno; come maneggiare il materiale emotivo in modo efficace e concreto nasce dalla sensibilità di ogni professionista, che come essere umano porta la propria esperienza nella relazione con il cliente e con tutte le altre parti, e dall’uso di tecniche adeguate.

    Vorrei lasciarvi a tale proposito con uno spunto per il prossimo intervento: il nostro cervello non è in grado di distinguere vita personale e vita professionale, scindere queste due parti di noi è un inganno della mente razionale.

     

    Avv. MariaClaudia Perego.

    MariaClaudia Perego - Avvocati, conflitto ed emozioni