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Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia

  • ascolto del minore in giudizio

    L’ascolto indiretto del minore da parte della psicologa, ausiliaria del giudice nei procedimenti di separazione e divorzio: l’esperienza genovese.

    L’ascolto del minore sta diventando molto importante nel mondo del diritto.
    Da parecchi anni le convenzioni internazionali e le norme interne degli stati lo prendono in maggiore considerazione e sovente lo prescrivono.
    La voce, la parola del minore, un tempo ignorata e soffocata, oggi viene pronunciata e valorizzata.
    Naturamente sono previste delle particolari modalità per l’ascolto dei minori, oltre che delle cautele.
    Non mi addentro nell’approfondimento degli aspetti dell’ascolto del minore indagato o imputato o sull’ascolto del minore finalizzato alla testimonianza di sé, mi soffermo all’ascolto finalizzato alla manifestazione dell’opinione del minore.
    Infatti la funzione più innovativa e potenzialmente rivoluzionaria, che è stata in tempi recenti, assegnata all’ascolto del minore, è descritta dall’articolo 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge del maggio 1991 n.176, che ha affermato un diritto di espressione e di ascolto del bambino sia in famiglia, sia da parte delle istituzioni.
    “Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto ad esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.
    A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria e amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato”.

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