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Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia

  • negoziazione assistita

    1. Introduzione

    Gli ultimi anni hanno visto un legislatore molto attivo nella materia familiare, ma spesso impreciso e lacunoso. A questo andazzo non si è sottratta neppure la normativa sulla negoziazione assistita che, come altri testi legislativi e per certi versi più di altri, presenta vuoti e imprecisioni rilevanti.

    Gli organi e gli uffici che la normativa sulla negoziazione ha investito dei nuovi compiti, si sono posti –per primi– il problema di darsi (e dare all’utenza) una regolamentazione più stringente, trovandosi di fronte a due differenti esigenze: quella di colmare i vuoti normativi e quella di mettere in piedi un’organizzazione efficiente in grado di dare risposte adeguate e tempestive a coloro che scelgono la strada della degiurisdizionalizzazione.

    Esigenze queste, sentite in primo luogo dalle procure della Repubblica, a cui la legge ha conferito il compito di autorizzare o rilasciare il nulla osta agli accordi di cui all’art. 6 Decreto Legge 12  settembre 2014 n. 132 come modificato dalla Legge di conversione 10 novembre 2014 n. 162.

    E così le procure, fra le prime quella milanese, hanno opportunamente fornito specifiche indicazioni sugli adempimenti concreti del processo di negoziazione assistita, attraverso l’emanazione di linee guida o di protocolli siglati con gli altri soggetti coinvolti in quello che si è appena definito –in senso strettamente atecnico– quale processo di negoziazione.

    Gli uffici della magistratura requirente che si sono dotati di linee guida o protocolli sono veramente tanti, altri ancora stanno lavorando in questo senso, per cui è verosimile che nel giro di qualche mese la – quasi– totalità delle procure avrà emanato il proprio vademecum.

    Ovviamente si tratta di linee guida e protocolli che si riferiscono alla negoziazione assistita in materia familiare ed in particolare a quella disciplinata dall’art. 6 D.L. 12 settembre 2014 n. 132 come modificato dalla Legge di conversione, che prevede l’intervento del pubblico ministero con funzioni di controllo sostanziale o meramente formale degli accordi, a seconda che vi siano o meno figli (minorenni o maggiorenni non autosufficienti, incapaci o portatori di handicap grave).

    Alcuni di questi vademecum, come quello milanese (che è certamente fra i più risalenti), sono stati rivisti ed aggiornati nel rispetto delle indicazioni provenienti dal Ministero dell’Interno attraverso le circolari e le direttive emesse in risposta ai quesiti, ovvero corretti ed adeguati ai nuovi termini del divorzio introdotti dalla Legge 6 maggio 2015 n. 55. 

    continua

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