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Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia

  • mediazione familiare

    A cura di: Avv. Monica Allulli.
    L’obiettivo di questo spunto di riflessione vorrebbe essere quello di avvicinare i professionisti coinvolti nelle separazioni personali dei coniugi all’istituto della mediazione familiare, magari cercando di far emergere tutta l’ utilità che ne ricaverebbe un professionista ( avvocato, magistrato, assistente sociale, e perché non psicologo) nell’affidare ad un mediatore familiare la gestione di quella parte della separazione dei coniugi di sua “competenza”.
    Lo spazio della mediazione familiare infatti, a mio parere, non si sovrappone né  si sostituisce a quello proprio di tutti gli altri professionisti coinvolti.
    La mediazione familiare è un intervento professionale rivolto alle coppie e finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in occasione di una separazione  e/o di divorzio.
    Il mediatore familiare, terzo imparziale rispetto alla coppia , sostiene  la coppia stessa durante la fase della separazione e del divorzio, e favorisce la comunicazione tra i coniugi finalizzata  alla ricerca di un accordo.
    “La mediazione familiare, in materia di divorzio o di separazione, è un processo in cui un terzo, neutrale e qualificato, viene sollecitato dalle parti per fronteggiare la riorganizzazione resa necessaria dalla separazione nel rispetto del quadro legale esistente.
    Il ruolo del mediatore familiare è quello di portare i membri della coppia a trovare da sé le basi di un accordo durevole e mutuamente accettabile tenendo conto dei bisogni di ciascun componente della famiglia e particolarmente di quelli dei figli in uno spirito di corresponsabilità ed uguaglianza dei ruoli genitoriali” (APMF, Code de deontologie, 1990; pag. 1–2; in Introduzione alla mediazione familiare, John M. Heynes e Isabella Buzzi, Milano, Giuffré editore, 1996, pag. 9).”ù
    La mediazione familiare fa parte delle grande casa comune delle mediazioni, per cui il tema di un percorso che agisce sul conflitto è un tema sicuramente coerente e pertinente, ma potrebbe essere  riduttivo e pericoloso agganciare la mediazione familiare in separazione e divorzio soltanto o soprattutto al tema della conflittualità.
    Infatti non è sempre vero  che  il problema della separazione è il conflitto. I problemi delle separazioni sono problemi di dolori, di solitudini, di silenzi, che spesso sono l’aspetto principale che vivono poi anche i figli.

    Il conflitto può esserci, può non esserci., mentre è sempre necessario procedere all’elaborazione dell’esperienza della separazione  intesa quale esperienza di ricollocazione dell’altro e  di ridefinizione di una interazione, di un legame che permane.
    La mediazione  aiuta la coppia nella gestione delle fine di un rapporto nonché a mantenere una relazione sul piano  genitoriale. Infatti è bene sottolineare che la separazione, soprattutto se vi sono dei figli, dura tutta la vita e quindi l’accordo deve essere “evolutivo”
    Dobbiamo ancora interrogarci se la mediazione è un qualcosa che agisce per curare le separazioni disfunzionali, o è uno spazio offerto per la gestione dell’interdipendenza che sopravvive alla separazione. Ritengo infatti che questo sia il tema più pertinente. Il tema dell’interdipendenza che sopravvive alla separazione è il tema che tutte le coppie che si separano devono affrontare.
    Che si separino bene o che si separino in maniera assolutamente disastrosa e distruttiva. Ma questo tema è presente in continuazione in tutte le coppie che voi possiate vedere in un’esperienza di separazione, a distanza di due giorni come a distanza di dieci anni dalla separazione, ed è per questo che la mediazione è un’offerta che non deve necessariamente andare bene per tutti, ma che comunque deve uscire dal ghetto della possibile idea della separazione patologica e disfunzionale, e andare a cogliere il punto dello spazio per gestire le relazioni familiari che sopravvivono, e sopravvivono, lo sappiamo in vari modi, sopravvivono con dolore.
    L’idea dell’interdipendenza può essere vissuta in vari modi, e lo sappiamo bene, può essere vissuta come una iattura da chi risolverebbe il problema della separazione facendo finta che non c’è mai stata nessuna storia, può essere vissuta come un dramma distruttivo di annullamento della propria identità, come ci insegnano alcune persone che compiono gesti estremi in questi casi, per l’idea che se non c’è più l’altro non ci sono più nemmeno io.
     Per alcune persone sarà molto utile all’inizio della separazione, per altre persone questo sarà possibile dopo un po’, altre ancora lo prenderanno in considerazione magari a distanza di vent’anni.( Francesco Canevelli “Due aspetti Critici della Mediazione” in Mediazione familiare sistemica ¾ 2005–2006)
    Lo stile della relazione mediativa è quello della pareticità, a  differenza di quello che avviene e deve avvenire nell’esercizio delle altre professioni (avvocato, psicologo, psicoterapeuta) dove il cliente rimanda al professionista la risoluzione e la gestione del problema.
    Il fine nella relazione mediativa , è dunque quello di agevolare quel processo per cui nella coppia ciascuno arrivi a riconoscere all’altro ed a se stesso la competenza per costruire un accordo.
    La mediazione, al di là del modello di riferimento ( sistemico, negoziale, relazionale simbolico,integrato, terapeutico, globale, parziale, ecc) è uno strumento che ancora oggi ha avuto una diffusione molto limitata, troppo limitata.
    E d’altronde per poter apprezzare in pieno la “forza” della mediazione familiare è importante   aver svolto in prima persona un percorso formativo in questo campo, altrimenti ciascun professionista ne coglierà solo gli aspetti negativi: l’avvocato la vivrà come una perdita di tempo o come percorso insidioso nel quale si rischia di sollevare troppe problematiche che potrebbero ostacolare la chiusura dell’accordo; lo psicologo come  una brutta copia di un percorso  terapeutico
    Storicamente la mediazione familiare nasce negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60 e da qui si diffonde in Canada. Successivamente si assiste al suo sviluppo  in tutta l’Europa occidentale e solo negli anni ’90 compare in Italia in seguito all’incremento del numero delle separazioni e dei divorzi.
    Il mediatore familiare deve a sua volta  aver seguito un particolare percorso formativo altamente professionale per non incorrere nell’errore di proporre ai clienti percorsi terapeutici ovvero delle conciliazioni che non hanno nulla a vedere con una mediazione ed  il cui risultato sono degli accordi imposti dall’esterno.  
    La formazione del mediatore dovrebbe avvenire  secondo i  criteri definiti dal Forum
    Europeo della Formazione alla Mediazione Familiare. Il Forum europeo è una organizzazione professionale senza fini di lucro composta da organizzazioni nazionali, regionali e locali con sede in Europa che lavorano nel campo della separazione coniugale e del divorzio. Scopi del Forum europeo sono di sviluppare, promuovere e coordinare le attività di ricerca e formazione nel campo della mediazione familiare in materia di separazione coniugale e di divorzio, al fine di assicurare la qualità della sua applicazione in Europa.
      Gli  standard formativi del Forum europeo  prevedono che  :
    1.La formazione alla Mediazione familiare deve avere durata almeno biennale
    2  Il monte ore complessivo minimo di formazione è fissato in 240 (duecentoquaranta ore) di cui:
    almeno 180 (centottanta ore) di formazione di base di cui almeno 120 ore dedicate al
    processo di mediazione;
     almeno 60 (sessanta ore) di tirocinio professionale così determinato: a) almeno 40 (quaranta ore) di supervisione delle attività di mediazione dell’allievo;
    b) almeno 20 (venti ore) di moduli differenziati in ragione delle caratteristiche dei partecipanti e delle loro esperienze formative pregresse.
    Tra le più importanti associazioni Italiane  si ricordano la SIMe.F.(società italiana di mediazione familiare) , l’Aimef (Associazione Italiana Mediatori Familiari),Aims (L'Associazione Internazionale Mediatori Sistemici)